La metafisica del Bene

Posso dirlo? Da credente, lo dico. Sono stanca di religione. Lo dico da persona che studia, o meglio, cerca di capire, di informarsi, la teologia, la dottrina che c'è questa benedetta fede che mi è stata data, che non ho comprato, che non ho cercato, che a volte credo di non avere e invece è sempre lì, anche quando mi sembra assurdo che ci sia. E' proprio vero che la fede è un dono che va accolto, nel mio caso è un dono che custodisco molto gelosamente, mica un dono facile ma che, anzi, spesso mette in crisi, che provoca meraviglia e tensione, stupore e incertezza (alla faccia delle certezze della fede). E così, per tanto tempo, per tante volte, l'ho difesa contro i tanti attacchi ricevuti, spiegandone le ragioni, perché anche la fede ha una sua ragione. L'ho difesa quando veniva messa alla stregua di cose che non c'entravano, quando veniva confusa con un generico "cristianesimo". Sono una che combatte, per questa fede, anzi, per quel Dio, per quel Gesù che amo, a volte ho mandato gente a quel paese - anche se non è nel mio stile - quando ha offeso come convinzioni di una deficiente non me, non le cose in cui IO credo, ma una Persona che amo. Ho perso amori, amicizie, certezze, forse anche la stima di alcuni per questo. Ma mai mi sognerei di combattere con le armi per convertire chi non la pensa come me, nonostante l'amore smisurato verso questa Persona una e trina. Per questo mi piacerebbe, oggi lo dico perché sono stanca di tanto sangue, di tanto odio, di tanto razzismo, di tanta xenofobia (attenzione: non solo da parte occidentale! Proprio l'altro giorno sono stata insultata da una persona con cui lavoro che è razzista con "i bianchi"!) e magari quando sarò meno stanca non lo penserò più, chissà...Mi piacerebbe, dicevo, un mondo in cui la religione non sia così importante...Deve esserlo per comprendere meglio Dio, per pregare tutti insieme, per condividere una fede piuttosto che un'altra; sicuramente non può unire perché, senza prenderci in giro, è ovvio che quando si parla di Gesù e di Eucarestia e di Croce non c'è una comunanza concettuale con quanti parlano di Profeta o di Nirvana o di Shabbat. Si è su posizioni profondamente diverse. Ma diciamo anche che alla persona comune tutto questo non interessa, in fondo tutto quello che vogliamo è vivere in pace; è vero che vivere in pace presuppone una comunanza di valori, e che questi valori li fa pure la religione perché, ad esempio, un cristiano mormone può avere più mogli così come alcuni musulmani mentre un cristiano cattolico no, e quando già non c'è accordo su queste cose, che implicano altri discorsi come il maschilismo e il femminismo, la dignità della donna ecc. non illudiamoci che sulla religione vi possa essere pace. Non vi è stata pace nemmeno quando Gesù in persona lo ha detto, anzi, quando Dio fattosi persona (sono cattolica, perdonatemi) in Gesù il Cristo lo ha rivelato. Per cui smettiamola di combattere la religione islamica, in fondo a noi della religione non interessa una benemerita cippa, altrimenti tanto zelo lo metteremmo facendo quanto la nostra religione ci dice. Penso che dovremmo combattere la religione in sé, non come fede, precisiamolo, ma quando si fa politica, quando si fa guerra, quando si fa abbattimento dei diritti umani. Questo è il vero problema. Se la religione deve diventare politica, fazione, partito, stiamo inquinando anche il senso del sacro che a questo mondo farebbe tanto bene recuperare. Cerchiamo di avere più fede e meno religione, più amore e meno culti, più senso della verità e dei valori e meno perbenismi. Poi viene la religione, le liturgie, le regole. Non servono regole da seguire, servono cuori, servono esseri umani, educati al Bene. Fin quando non si tornerà a un grande discorso filosofico e metafisico sul Bene credo che saremo sempre più alla deriva, ideologicamente, spiritualmente e anche fisicamente. In barba a chi crede che la religione sia sovrastruttura, che prima viene il soddisfacimento di bisogni primari come il mangiare e il riprodursi. Questa cosa della struttura e della sovrastruttura ha svuotato l'uomo proprio perché ha ridotto l'Amore e ogni discorso sul Bene e sul Vero a qualcosa di secondario. Passare dalla sintesi alla lotta di classe è stato un altro grave errore, perché non è con la lotta che si supera il conflitto, non è nemmeno con l'accoglienza e il volemosebbene annacquato, ma è solo con il recupero del concetto di umanità nella sua interezza, umanità fatta di strutture e di sovrastrutture, di fisico - e fisica - e pensiero, di corpo e di spirito, posti in un confronto dialettico e sintetico. Quello che accade oggi è proprio il parossismo del ricucire tale strappo con questa isteria della religione che, rovescio di una medaglia che vede l'uomo solo come carne, pensa all'essere umano solo in termini di spirito e necessità di conversione, peraltro non del cuore - fatto anche lui di carne - ma del pensiero.

Abbiamo perso il conto

Purtroppo ci sono stati i morti di Beirut insieme a quelli francesi. Però stavolta non credo c'entri (soltanto) la preferenza che si accorda ai morti in casa propria rispetto a quelli più lontani. A proposito di questo, lo dicevo tempo fa. Chiunque operi come giornalista o operatore della comunicazione sa bene che esistono dei "criteri di notiziabilità", per cui le cose che accadono più vicine a noi hanno più evidenza di altre. Un po' mi meraviglia che non venga compresa questa cosa: è lo stesso motivo per cui si piange il parente morto ma non il morto che non si conosce. E' umano che sia così: altrimenti, se non vogliamo davvero essere ipocriti, dovremmo passare la vita a piangere, perché nel mondo si muore continuamente. Non è questione di insensibilità: è che nella vita bisogna anche ridere. E ve lo dice una che ieri ha pianto il vicino di casa incrociato in 7 anni e mezzo al massimo tre volte e del tutto sconosciuto. E che ancora ha il cuore triste per questo. Ve lo dice una che sa di rasentare i limiti dell'ipersensibilità. Torniamo però alla notizia. E' pur vero che giornalisti e compagnia bella avrebbero il dovere di non far pesare alcune cose meno di altre ma, lo abbiamo detto, la vita funziona così. Quello che ha lasciato davvero sgomenti, qui, non è stata la nazionalità dei morti. Di Charlie Hebdo ci siamo dimenticati abbastanza in fretta, l'11 marzo pochi lo collegherebbero alla data di una strage, gli stessi che ricordano ancora che una bomba esplose nelle metro di Madrid e Londra. L'11 settembre invece riecheggia ancora nelle nostre menti: sapete perché?
Quanto è successo a Parigi l'altra sera, nei fatti, è uguale a quanto accaduto a Beirut: morti, uccisi, violenza. Quello che ha davvero impressionato è stata la modalità: venire colpiti nel bel mezzo della propria quotidianità in un modo imprevedibile (come a New York). Per questo motivo l'11 settembre e il 13 novembre e spero nessun'altra data verranno ricordati per l'aver rotto qualcosa nei nostri cuori e nelle nostre certezze. Quindi, per una volta, non credo che c'entrino l'ipocrisia, o la preferenza, ma le conseguenze sociali e antropologiche che inevitabilmente questa cosa riuscirà ad avere. Detto questo, ricorderei anche i morti silenziosi di oggi, di ieri, di domani e di sempre, perché oltre a Beirut e a Parigi, a New York e ai cieli di Sharm, ci sono tante guerre nel mondo in questo momento, molte collegate proprio all'IS. Ogni giorno, svegliandoci e ringraziando Dio di avere un altro giorno di vita in questa opulenta e marcia ma libera società occidentale (guarda caso, cristiana, ma non lo dico in contrapposizione all'Islam, bensì a una certa Europa), rivolgiamo una preghiera per tutta questa gente, senza fare proclami, senza clamore, senza nemmeno rimarcare le bandiere di appartenenza, visto che sarebbero così tante da perderne il conto.
Per informazione:
http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

Dis...ordine dei giornalisti

Mi sto seriamente incavolando con l'Ordine dei Giornalisti e questa faccenda della formazione continua che mi sembra, così congegnata, l'ennesimo business mangiasoldi. Già paghiamo 100 euro di tassa annuale, poi dobbiamo seguire corsi di formazione A PAGAMENTO per modiche cifre di qualche centinaio di euro in cui non sono compresi costi di trasporti, di pernottamenti, tempo che si sottrae al lavoro (va bene i professionisti che magari vengono scusati dal capo se si assentano per i corsi, ma i freelance come me? Io non ho problemi perché sono indipendente in generale nel mio lavoro, ma quanti pubblicisti magari hanno un lavoro dipendente e da cui non possono assentarsi?). Io non l'ho avuto nemmeno il tempo di andare ai corsi quest'anno. Fra l'altro quelli gratuiti diventano subito pieni, e poi bisogna vedere se ci si trova con la data, se ci si può spostare ecc.
Tutto per cosa?
Magari rivedere l'Ordine (che non abolirei) per farlo diventare un organismo di SERIO controllo deontologico invece di accettare gente che si è fatta scrivere articoli da altri e poi mette la sua firma, vigilare che paghe e contribuiti vengano DAVVERO corrisposti, mettere un esame di ingresso anche per i pubblicisti (forse in qualche regione avviene), insomma riportare il giornalismo a ricoprire un ruolo di VERA UTILITA'? Il diritto di opinione è di chiunque, chiunque può scrivere. Il diritto ATTIVO all'informazione richiede una PROFESSIONALITA' in cui non ci si improvvisa, che è fatta di etica, di conoscenza della materia, di approfondimento, di profondità intellettuale. Tutti possono scrivere e informare, è giusto ed democratico e guai se venisse tolto questo diritto a chicchessia. I corsi di aggiornamento ci stanno, ma devono essere gratuiti e programmati dall'Ordine, diamine. Anche perché non è nemmeno giusto che un ragazzo che magari viene sfruttato nelle redazioni e già fa fatica a "camparsi", poi debba venire penalizzato perché non può pagarsi tutta 'sta tarantella dei corsi (che, ripeto, implicano anche altri tipi di costi indiretti).
Io sono anche un po' disinformata perché mi ha lasciato così perplessa la cosa che me ne sono anche disinteressata (a mio discapito e magari dico anche baggianate)...Ma vogliamo poi parlare di quando ti arriva la letterina a casa con valore retroattivo salvo che tu non sia un barone che scrive da almeno 10 anni, conoscendo la situazione in cui versa un buon 70% dei giornalisti, in cui rientra sì chi lo fa senza arte né parte, ma anche una buona fetta di poveri cristi che stanno imparando il mestiere magari con passione e dignità, dignità purtroppo non riconosciuta da tutti gli editori che NON pagano, NON versano contributi, se ti va bene ti mollano la cinquanta euro sottobanco? Tutte cose attraverso le quali siamo passati tutti, almeno noi della nuova generazione. Fra due mesi avrò i miei bei 10 anni di attività (a cui vanno aggiunti i due di pratica), quindi la cosa nemmeno mi toccherebbe più di tanto. Ma non è giusto! Non è così che si "ripulisce" l'Ordine.
Poi certo, tante difficoltà si sta cercando di superarle, innalzando ad esempio il tetto di crediti online a 30 su 60. Molta confusione viene dal fatto che ora la cosa va rodata. Forse prima c'erano pochi corsi ad accesso libero, ora ce ne sono di più, in futuro ancora di più. Dulcis in fundo: l'OdG fa presente che "la legge148/2011 obbliga TUTTI gli iscritti agli Ordini professionali a seguire corsi di formazione. L´Ordine dei giornalisti ha in molte occasioni fatto presente che le norme vigenti non tengono in alcun modo conto delle peculiaritá della nostra professione ed ha chiesto modifiche sostanziali (l´ultima volta il 29 dicembre nel corso della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio). Il D.P.R. attuativo (137/2012) prevede che i corsi di formazione possano essere organizzati anche da soggetti terzi.
L´Ordine, in base alle norme, deve solo accertare che l´ente che si propone abbia tre anni di esperienza nel settore. Non puó fare altro. Gli enti autorizzati sono legittimati a proporre corsi di formazione, anche a pagamento. Se la materia é di interesse professionale, l´Odg non puó - se non violando la legge - opporsi a che vengano organizzati".
Ora, io non so davvero se prendermela con l'Ordine perché non riesce a imporsi (stiamo parlando di giornalisti, i famosi gatekeeper, con un grosso potere - anche politico - nelle mani) o con la miopia di chi governa e legifera (con quest'ultima sicuramente).
La stampa italiana versa in condizioni quanto meno discutibili, e giustamente si pensa di risolvere i sintomi e non la malattia.

Molto rumore per nulla

La cosa buffa di tutta questa discussione della carne è che si dice tutto senza dir niente.
Per quanto mi riguarda mi sono sentita come se fosse caduto un meteorite ed avesse abbattuto tre quarti della popolazione terrestre. Bum! Millenni di certezze fatte improvvisamente vacillare. Non me lo aspettavo, sono sincera.
Non sono una grande sostenitrice dell'Oms, ma se una simile affermazione viene da una simile istituzione, evidentemente i costi sociali da sostenere per le cure sono diventati veramente alti.
Ora, che la carne faccia venire il tumore, brutta cosa ma, di fatto, dobbiamo morire tutti, in un modo o nell'altro. Fa venire il tumore anche l'inquinamento, anche parlare al cellulare. A me da vegana sta benissimo che si faccia capire alle persone che la carne fa male. Ma a tanta gente non importa farsi del male, altrimenti non fumerebbero, o non si abbufferebbero, che so, di dolci.
Si parla di non voler ammalarsi e non morire, di stare bene...senza pensare che è la stessa cosa che vorrebbero quelle creature che vengono quotidianamente ammazzate per essere mangiate. Quindi non capisco appunto questa cosa: ma vi preoccupate e discutete tanto sul non farvi venire il tumore (ammesso e non concesso) perché volete vivere...non pensate che lo vorrebbero anche le vostre vittime?
Seconda cosa. La perdita paventata di 186mila posti di lavoro, o quanti sono. Non è così. La parola chiave si chiama "conversione". Basta convertire l'economia: hai voglia posti di lavoro, forse aumenterebbero persino. Come negli anni '50: passeremmo da un'economia di guerra (cos'altro è, sennò, questa economia di sfruttamento e sangue?) a un'economia di pace. La pace con il creato e ogni vivente.

Rai ahi ahi ahi

Il canone Rai finché c'è la pubblicità è una tassa insulsa in quanto stiamo parlando di una rete del servizio pubblico, una rete di Stato (aka indottrinamento delle masse), e o dovrebbe essere abolita o, per aver ragione di esistere, dovrebbe proporre programmi di alta qualità per svolgere un servizio pubblico degno di tal nome. La proposta di criptare le trasmissioni è incostituzionale così come quella di metterlo in bolletta. Siamo veramente al feudalesimo. Ci mancano solo le corvée.
Mi sorge tuttavia un legittimo dubbio: non è che la Rai non svolga il servizio pubblico, anzi, lo svolge egregiamente, perché a chi sta seduto su certe poltrone fa molto, molto comodo avere una società educata al ribasso. Che sia voluto (complottismo?) o che sia avvenuto per caso, questo non sta a me dirlo. Però gli effetti sono questi.
Peraltro il servizio pubblico aveva avuto la grande opportunità di essere rivalutato con la questione UE: chi meglio delle tv di Stato potevano/dovevano riuscire in questo intento?
In ogni caso, cara Rai, decidi: o abolisci il canone o elimini la pubblicità, così magari la gente un motivo per pagare senza sentirsi derubata ce l'ha. Ah, un suggerimento per ridurre le spese e migliorare la qualità: non sarà che spendi un po' troppo per i cachet?

Il vero bene

Premesso che non potrei mai sostenere la Lega Nord e il suo Salvini per il solo fatto che sono meridionale e contenta di ciò, se una frase intelligente esce dalla bocca del nemico diventa automaticamente stolta? Se una persona, indipendentemente da chi ella sia, dice che "bisogna aiutare l'Africa a non svuotarsi piuttosto che far venire qui tanta gente che muore sui barconi" e che bisogna distinguere tra rifugiati e migranti economici, dice una stupidaggine?
Onestamente sono stanca di vedere gente che muore quotidianamente in mare. Oggi ne sono morti altri 25 che forse sono 200.
Sono 11 anni che vivo fra immigrati e senzatetto, che faccio volontariato e che ci lavoro, non lo dico per farmi bella ma per spiegare che un minimo di esperienza ce l'ho e, in tutta umiltà, dico anche che ne ho molta meno di tanti altri, perché per me è un'attività collaterale a quella artistica, una cosa che faccio perché sento giusto mettere a disposizione un po' di sé stessi per gli altri.
Prima di tutto, che il principio di distinzione tra migranti economici e rifugiati sembri un'aberrazione, è vero: giustissimo che chiunque debba avere diritto a una vita migliore e più felice. Ma diciamoci anche la verità: tutte le persone che arrivano qui trovano felicità? La verità è che trovano centri di accoglienza, CARA, assistenzialismo, elemosina, letti di cartone, non di rado alcool, un sistema sanitario insufficiente, mense Caritas, campi di pomodori sotto il sole cocente del Sud, abitazioni promiscue e spesso in condizioni igieniche disastrose, emarginazione, difficoltà di inserimento ecc. In pratica non si fa altro che aggiungere alla già grande massa di gente in povertà che c'è in Italia una massa abnorme di esseri umani ancora più poveri. Qual è il salto di qualità, allora, fatemi capire? Vero che c'è chi ce la fa, chi migliora la propria condizione. Ne conosco diversi, personalmente. Ma la proporzione dalla mia esperienza è di 1:20 (nella realtà molto più grande).
Per cosa? Per far mangiare denaro a mafia, politici, scafisti?
Vero anche che i migranti non rubano il lavoro; spesso non hanno le competenze adeguate, altre volte sono gli italiani che non vogliono lavorare e giustamente quei posti vengono occupati da gente più volenterosa. Com'è vero che dove arrivano i migranti un po' l'economia gira: spendono nei nostri supermercati, fanno lavorare gli educatori italiani...
Ma è proprio questo approccio che non va bene! Cioè, guardiamo questa gente solo nel momento in cui sono numeri: numero di vittime, cifre di denaro, quanto costano, quanto spendono, quanto fanno guadagnare...
Tanti hanno la scabbia e non possono curarsela. Tanti hanno la tubercolosi e non possono curarsela. Finché non diventa pericolosa per noi, però, nessuno se ne cura; nessuno si cura che queste persone, questi ESSERI UMANI, soffrono in queste condizioni di vita.
Allora mi domando: ma è per farci belli a noi stessi, per sentirci bene con la nostra coscienza, che sosteniamo l'accoglienza fatta in questo modo?
Dobbiamo riempire le nostre città e le nostre case con le illusioni di tanta povera gente che arriva qui pensando o sperando di trovare chissà che, che magari non vuol nemmeno restare in Italia ma poi è costretta dai vari Dublino e protezioni umanitarie? Dobbiamo farci la guerra tra Stati europei per "dividerci le quote"? Ma questa è l'accoglienza? Questo modello andava bene fino a qualche anno fa, quando i flussi non erano di queste proporzioni e c'era ancora margine per un effettivo miglioramento della qualità della vita di chi arrivava.
Abbiamo un Programma Nazionale Asilo che manca totalmente di lungimiranza, non prevede alcun prosieguo dopo la prima accoglienza, che utopicamente spera che si possa trovare un impiego a migliaia e migliaia di persone in 6 mesi/1 anno e tutto pesando sulla comunità che accoglie, che spesso non può dar da lavorare o anche da mangiare ai propri stessi membri. Ma quanta frustrazione provochiamo in chi arriva?
Per dire, i campi profughi...sono accoglienza? Ma scherziamo?
Nessuno dovrebbe vivere così.
In qualunque Paese vai (compresi quelli africani) devi garantire allo Stato un reddito minimo e di avere un lavoro. Solo in Italia no. Ma mica per razzismo o chiusura: è per buon senso!
L'Africa va aiutata in ben altro modo, mi sono stancata di sentire italiani contro migranti e tutti contro le istituzioni o contro chi nel suo piccolo (o nel suo grande) si occupa di queste persone. E' sbagliato tutto dall'inizio, è sbagliata questa guerra fra poveri. Siamo parte tutti della stessa popolazione, la popolazione umana, e ciascuno ha diritto di vivere in sicurezza e sviluppo nel proprio Paese. Se poi vuol muoversi, benissimo, ma non così. Non per trovare solo altra povertà e miseria anche sociale.
Diverso il discorso sulla fuga da persecuzioni e regimi...ma anche lì, le Nazioni Unite dove sono?
Si fa tanta ideologia sulle persone. Ci si mette dalla parte dei poveri e/o dei migranti come muli senza capire che non si fa loro del bene. Ok, si da la mensa, si da un posto letto, ma questa è vita? Questo lo si fa perché lo si deve fare, è un dovere ma anche un palliativo, ma bisogna combattere questo stato di cose, non avallarlo! Non guardare il dito invece della luna!
Ciascuno tragga le proprie conclusioni.
Per quel che mi riguarda, cercherò sempre di stare dalla parte dei più deboli e di farlo con verità; e no, questo non è stare dalla parte dei più deboli: è stare dalla parte di quel sistema che sfrutta i deboli, anche quando pensiamo che stiamo facendo del bene, ma facciamo del bene all'inferno nella paradossale situazione in cui ogni atto di bene all'inferno lo fa espandere un po' di più (i potenti sono addirittura più fantasiosi di Belzebù).
Io vorrei che invece per tutte le persone fosse un paradiso.
Apriamo gli occhi.

Lo strapotere impossibile

Certo se trucchi i conti per stare nell'Eurozona poi qualche problema in futuro potresti averlo. Ma abbiamo capito che la lungimiranza non è dote dei politici. Tanto a loro bastano quei pochi anni che siedono su qualche poltrona, si arricchiscono, e poi se lasciano in eredità situazioni pesanti ai posteri, problemi loro. Mi spiace elettori, dovreste capire che è proprio il meccanismo della politica a essere perverso. Ci vuole più democrazia diretta e soprattutto più cultura. La gente deve leggere, informarsi, non lavorare, lavorare, lavorare e non capire niente, non saper analizzare gli eventi ed essere così manipolabile. Riduciamo la giornata lavorativa a non più di 4 ore con gli stessi stipendi (o elevandoli): moltiplichiamo per 2 i posti di lavoro, volendo anche per 3, per 6. Diamo alla gente il tempo, la cosa più preziosa: tempo per stare con i propri figli, con le proprie famiglie, tempo per leggere, andare a teatro, imparare a suonare uno strumento, fare una passeggiata nella natura. E poi istituiamo il servizio civile obbligatorio gratuito per tutti, per diffondere una cultura della solidarietà. I soldi per fare questo? Prima tagliamo gli sprechi, poi vediamo se non ci sono soldi. Che peraltro hanno un valore virtuale, pilotato da chi decide quanto debba valere il denaro. Ridiamo piuttosto al denaro il suo vero ruolo: mezzo di scambio universale, non di accumulo, di conquista e di potere. Alla base del denaro ci deve essere il concetto di baratto, non di ricchezza.
Così come è perversa questa mania delle grandi potenze: ci vuole la grande Russia per contrastare la grande America, ora ci vuole la grande Europa per creare un equilibrio di potenze, peccato stia sorgendo anche la grande Cina. Questo sistema, signori, è sbagliato, porta solo a un inasprimento delle logiche del confronto e del potere. E milioni, centinaia di milioni di persone sono costrette a subire questi giochi alla roulette russa.
E' tutto un carrozzone che non può stare in piedi.
Cari politici, dovreste studiare la Storia. Questo è il vostro limite: la vostra ignoranza della signora Storia.
L'impero romano era in piedi da così tanto tempo che se n'era persa memoria: era ormai un dato di fatto la sua esistenza, nessuno poteva metterla in dubbio, nessuno poteva immaginare che non sarebbe più esistito. E invece è crollato. E' crollato quando è diventato un carrozzone ingestibile, anzi è collassato sotto il suo stesso peso. Cosa che ancora oggi costituisce per noi occidentali l'evento storico fondamentale, il ground zero della Storia. Non è possibile tenere in piedi apparati così grossi e pensare che lo facciano a lungo. In quei secoli gli imperi erano unici, ce n'era uno, poi si esauriva e ne sorgeva un altro, e così duravano secoli, ma oggi le connessioni globali non permettono tutto questo, perché tutti vogliono primeggiare e nessuno vi riesce se non con la violenza. E tutto per cosa? Questi governi, questi Stati, se davvero avessero a cuore i propri cittadini, non avrebbero tutta questa smania di potere. Siamo al punto che non lo Stato serve ai cittadini, ma i cittadini allo Stato. E' evidente che qualcosa non va. 
Lo Stato deve servire all'autogoverno delle Nazioni (con la N maiuscola), ad erogare servizi di assistenza con pari accessibilità per tutti, a detenere l'uso della forza per evitare forme di giustizialismo privato. Quante persone subiscono lo Stato, senza sapere a cosa serva? Senza sapere che lo Stato è un nostro diritto, non un nostro dovere? Non certo deve servire a limitare le risorse ad altre Nazioni, a sfruttare i poveri e il debito pubblico, a tenere i cittadini né più né meno che come avveniva nel feudalesimo. Nessuno si è accorto di essere diventato un servo della gleba? O meglio, un servo dello Stato?
Il discorso sarebbe lungo, meriterebbe un trattatello, e questa non è la sede per svilupparne le linee. Concludo con una semplice osservazione: non vi aspettate che le cose cambino finché non cambiano alcuni sistemi, quello economico, quello politico/amministrativo e quello educativo. Soprattutto quello educativo. Per il resto sarà come curare un cancro con la chemio allo stadio terminale: la cura distrugge più del male, con l'illusione di farci guarire.