Marius r.i.p.

Ho appena appreso la storia di Marius, giraffa uccisa in Danimarca per non riprodursi nello zoo. Perchè il suo patrimonio genetico era già rappresentato a sufficienza.
Uccisa con un colpo alla testa e poi sezionata innanzi ai visitatori e infine data in pasto ai leoni.
Ho pianto. Lacrime fredde di rabbia. Non posso crederci. Non c'è logica, non c'è senso.
Uccidere, perchè?? Per calcolo economico, per calcolo evoluzionista?? Perché questa fredda razionalità positivista ha inquinato tutto il mondo, tutti gli animi, perchè???
Nel mondo c'è tanta sofferenza. Anche e soprattutto di uomini. Ma mi ha fatto piangere l'insensatezza della cosa. Perché si può trovare una spiegazione e una rassegnazione a tutto: alle malattie, alla fame, alla sofferenza...Ma al mettere fine a una vita SENZA MOTIVO no, non si può trovare alcuna spiegazione o rassegnazione...
Cosa avrà vissuto Marius nelle sue ultime ore, mentre si decideva della sua sorte? Ignaro, era lì, viveva la sua semplice vita di giraffa in uno zoo, magari godeva del sole, del cibo che le portavano, persino della presenza dei visitatori forse. E invece qualcuno si arrogava nel frattempo il diritto di togliergli la vita solo perchè ci sono delle normative europee. Basta, basta!!!! Perché la legge è diventata padrona dell'uomo, perché lo Stato dirige le vite, perchè l'uomo vi è asservito invece di servirsene???
Basta!
Perché continuiamo a obbedire a leggi che non sono nulla, sono solo concetti, non sono persone, non sono nulla??? Perché, perché?????
E come si fa a pensare che c'è speranza, che c'è un Dio che ci guarda, come si può vivere felici o almeno sereni, con quale ignoranza voluta bisogna vivere per non accorgersi di tutto questo?? Come si può sentire la mano di Dio su questo mondo insensato???
Io credo in Dio, ci credo, ci credo anche ora, ma vorrei sapere perché l'uomo non lo ascolta, perché si è abbrutito fino a tal punto, da venerare leggi insulse e che sono insulti alla dignità dell'esistere come se fossero Dio! A loro che non credono in nulla e poi credono in questi calcoli economici, in questa selezione fatta per mano della natura o dell'uomo...
Ho tanta rabbia perché persino per loro c'è un Amore così grande che ancora dà tempo, ancora crede che possano cambiare...
E tu, Marius, cosa avrai pensato quando hai visto l'uomo avvicinarsi con la sua pistola, avrai avuto il tempo di pensare?? Forse ti sarai fidato, come facevi sempre...
E noi dove eravamo mentre si consumavano questa e mille altre crudeltà?
Dove siamo mentre la gente si uccide perché non può pagare le tasse??? Mettere le tasse sopra la vita!!! Che follia è mai questa, a che punto siamo arrivati???
Dov'eravamo mentre un'anziana viene arrestata perché ha rubato sette euro di cibo per sfamarsi???
Dove siamo mentre tanti bambini vengono abortiti così come è stato ucciso Marius, senza preavviso, fidandosi??
Come, come possiamo continuare a dire "è così che va il mondo"?? Come possiamo pensare solo alla nostra sistemazione, nemmeno felicità, sistemazione...
Il dolore mi soverchia...
per tutti gli indifesi, gli innocenti...

Amore incondizionato

Ultimamente è in giro una bella canzone di Katy Perry (che non è proprio tra i miei ascolti) che si chiama "Unconditionally". Parla di amare in maniera incondizionata, e dice che "l'accettazione è la chiave per essere davvero liberi".
Insomma, si parla spesso di amore incondizionato. Amore cieco. Amore che non si chiede perché.
Eppure secondo me non può esserci un amore davvero incondizionato. Si ama sempre a condizione di qualcosa, almeno se si è sani mentalmente.
Generalmente si ama qualcuno a condizione che ricambi. A condizione che si comporti bene, che sia onesto e sincero. A condizione che ci faccia star bene.
E questo è l'amore più ovvio e meno incondizionato, per quanto chi vive una relazione felice di solito è pronto a giurare che amerà l'altro per sempre e incondizionatamente.
Si può amare incondizionatamente chi ti distrugge la vita? Chi ti violenta, chi ti picchia? Chi con i suoi problemi di alcool o droga ti conduce verso un baratro di sofferenze?
Sì, c'è chi lo fa. Indubbiamente in certe situazioni ci si sente anche del tutto normali, votati a una sofferenza quasi mistica ed espiatrice.
Si può amare incondizionatamente chi ha violentato, rapito, ucciso, stuprato una persona a te cara se non addirittura tuo figlio o tua figlia?
Si può perdonare. Ma come si può amare? Amare non nel senso di agape, intendo. No, non si può.
C'è una tizia che ha sposato l'assassino della sua gemella. Un amore davvero incondizionato, forse. Ma malato. Sì, malato.
E no, non esiste un amore incondizionato.
L'amore ha le sue condizioni, com'è giusto che sia. E' amore a condizione che si nutra di Verità, Giustizia, Fedeltà, Tenerezza...a condizione che non sia una relazione malata, e non parlo di situazioni che portano sofferenza, perché in amore e per amore bisogna superare anche quella. Bisogna sempre perdonare. Bisogna sempre andare avanti. Ma l'amore è vero non quando è cieco e incondizionato...l'amore è vero quando ci vede bene. E nonostante questo, ama. Ma non ama ciò che è male, ciò che è marcio: ama per condurre sulla via del Bene, della Verità di cui sopra.
E se non vi riesce...
da una delle due parti almeno, allora, non c'è vero amore.
In ogni caso la canzone in questione è bella...
Poi...de gustibus. Intanto, ascoltatela :)


Natale e tenerezza

Ho passato dei giorni inaspettatamente sereni. Sereni dentro il mio cuore. Tante cose attendono ancora risoluzione, ma ho imparato l'arte della fiducia. Poi sono arrivati degli inaspettati regali, per lo più in ambito lavorativo. Se mi domandassero se ora sono felice...bè, potrei dire di sí, ma non per eventi esterni, si tratta di una gioia intima, quella più importante e solida. Durevole, non so...non sono una che riesce a stare fissa in uno stato emotivo troppo a lungo: troppe cose mi toccano, siano belle o brutte. Ho un carattere cosí. Ho provato a cambiarlo, poi mi sono resa conto che non è poi cosí giusto mettere da parte la sensibilità, che è un dono e una virtù, basta solo non lasciarsene soverchiare. In realtà il mio periodo da dura mi è servito: ho potuto conciliare fermezza e dolcezza, anzi comprendere la differenza tra la prima e la decapitazione dei sentimenti. Divagazioni a parte, è Natale. Ogni Natale poi passa un po' cosí, tra chiacchiere e mangiate, compere e frenesia. Non per me a dire il vero: ieri non mi sono azzardata a uscire; ho lasciato da parte il caos dei negozi e sono rimasta in casa, ho pregato, ho atteso quello che sento essere il vero Natale e cioè quella Nascita che oltre duemila anni fa, che piaccia o meno, ha cambiato la Storia del mondo. Potranno dirsene tante: che è solo una festa con cui la Chiesa ha rimpiazzato il Sol Invictus (poco contano le recenti testimonianze archeologiche), che è un simbolo,  un giorno che ricorda una storia inventata, una festa finanche laica o atea (e d'altronde, perchè no: Gesù è venuto per tutti), ma la sostanza non cambia: da oltre duemila anni, si festeggia il Natale, quel Natale che, dicevo, ha cambiato la Storia: la cultura è cambiata, l'approccio alla vita è cambiato. Quell'evento ha avuto una portata non solo religiosa, ma sociale, culturale, antropologica come nessun altro o pochi per l'umanità. Persino chi non ci crede, persino chi lo ritiene una figura mitica o fantasiosa, deve confrontarsi con quel Bambino, diventato poi Uomo, vuoi per attaccarlo piuttosto che per amarlo: lui è sempre lí, quasi imprescindibile. Toglieranno crocifissi dalle scuole, presepi dalle aule, messe e auguri: forse Babbo Natale - che fondamentalmente è un santo cristiano, Nicola, e gli anglosassoni se lo ricordano meglio di noi - supera in popolarità Gesù Bambino, ma il significato vero del Natale è nella stessa parola: giorno di nascita, messa di Cristo (merry Christmas), nascita di Cristo (kala Xristoughenna) e cosí via.
Per concludere, una piccola parentesi. Quest'oggi per una mia famigliare è stato luttuoso: le è morto il gatto. Già so che c'è chi si farà una risatina, ritenendo vi siano tragedie ben più grandi. Io quando l'ho sentita piangere, non sono riuscita a trattenermi. Chi ha un animale, chi ne ha avuti, chi li ritiene esseri viventi al pari di tutti, potrà capire questi sentimenti. Ovviamente non è mancato chi mi desse della stupida o dell'esagerata. C'è chi sostiene la tesi che agli animali non ci si debba affezionare "perchè poi quando muoiono vedi che succede". Bel discorso: allora non affezioniamoci nemmeno alle persone, che quando muoiono si soffre ancora di più. Non bisogna aver paura di voler bene per timore di soffrire: bisogna amare fino a farsi male invece, senza paura; e lo dico senza alcuna retorica eroica...credo che la semplicità dell'amare sia, parafrasando qualcuno, nella misura di amare senza misura. Anche Dio - e il Natale ce lo ricorda - ama cosí. Mi domandavo giustappunto se quanto mi avevano detto fosse però tutto sommato vero, nel frattempo ho acceso il computer. Ed ecco, la risposta giunta inaspettata: la pagina che avevo lasciato aperta, per puro "caso", ieri. Quella frase di quel personaggio che piace a tanti, ultimamente, anche se inspiegabilmente lasciano gli occhi puntati su di lui piuttosto che spostarli su Colui che rappresenta: "Non abbiate paura della tenerezza". E no, non bisogna aver paura della tenerezza, che non fa rima con mollezza, se non ortograficamente. Nella tenerezza c'è la forza del saper amare senza paura. E il coraggio (si può forse negarlo?) è virtù di animi forti.

Un nuovo anno

Questo tempo di Natale che inizia oggi è stato aperto nel migliore dei modi. Esco da un periodo profondamente travagliato, e in effetti non so se ne sono davvero uscita. Ma in fondo, pensandoci, sono cose che fanno parte di un naturale percorso di crescita e maturazione e guai se non ci fossero. Non le cose negative, ovviamente. Ma le riflessioni e le prese di coscienza che esse inducono.
Ciò che mi spinge a scrivere ora, di getto, è però un'altra cosa, appena accaduta. Non potevo tenerla dentro, ma non mi va nemmeno di condividerla con persone vis à vis. Così, lo scrivo.
Sono scesa per andare a vedere una cosa qui vicino e accanto al cancello del cortile c'era (c'è, è ancora lì mentre scrivo) un uomo povero che chiede(va) l'elemosina. Non avevo soldi con me e son passata oltre. Ovviamente poco dopo al ritorno l'ho ritrovato. Ho deciso allora di salire a prendere una monetina. E' un momento in cui dare anche una monetina mi pesa perchè ho il conto prosciugato e affitti e bollette da pagare. Ma in fondo non è quella che mi cambia la vita. Poi ho pensato che avevo anche del pane, purtroppo di qualche giorno fa. Avevo deciso di farlo diventare raffermo e farci un pancotto. Fortunatamente però era ancora abbastanza morbido. Non era molto...gliel'ho portato. E' stato contento della monetina ma ancor più del pane. Avrei voluto fermarmici a parlare ma la timidezza non mi aiuta, mannaggia. Gli ho solo detto di spostarsi dalla pioggia ma mi ha spiegato che era sotto un balcone e non si bagnava. Così gli ho augurato buona giornata e sono tornata a casa. Nella mia stanza calda, mentre lui e tanta gente stanno così al freddo. Che poi non è solo una questione di freddo e fame (naturalmente sono primare): la povertà ti priva della vita, perchè quella persona magari poteva essere una grande figura per l'umanità e invece non può essere nemmeno sè stesso. Non si ha un'identità quando si è poveri, non si ha davvero nulla, nemmeno sè stessi. C'è chi sceglie di vivere così, si sente più libero, fuori da questa società che ti costringe a mille ruoli e mille maschere. Però penso sia davvero difficile vivere passando le ore a chiedere l'elemosina a gente che nella maggior parte dei casi non ti guarda nemmeno in faccia, ti passa davanti indifferente e tu sei lì, a prenderti l'incuranza dei passanti che magari poi entrano nel negozio accanto per comprare cianfrusaglie. Sia chiaro, non sono contro il superfluo, un minimo di superfluo ci vuole, in fondo anche cambiare vestiti per farsi belli è superfluo, l'arte è superflua, è sovrastruttura. Ma invece, dico io, c'è qualcosa di profondamente fondante nella bellezza, anche se consiste solo nel togliersi un piccolo sfizio. Il problema è quando il superfluo diventa eccessivo o viene considerato primario. Il mio non è nemmeno un discorso a favore della ricchezza, la ricchezza non ha senso, l'accumulo, i soldi sono solo una merce di scambio universale, ma alla base di tutto ci dev'essere l'idea non di possesso, ma di baratto. Se i soldi fossero visti in un sistema di baratto e scambio piuttosto che di compravendita probabilmente cambierebbe anche parecchia della nostra Weltanschauung.
La cosa particolare è che qualche giorno fa avevo avuto una immagine di me che incontravo un povero sotto casa e mi ci fermavo a parlare :)
Comunque, passando oltre, perchè non ci è dato di fare altro se non di lenire momentaneamente la sofferenza degli altri con un sorriso, una parola, un gesto gentile, o un soldino, stavo dicendo che l'Avvento si è aperto nel migliore dei modi per me. Sono infatti entrata in un coro, ufficialmente proprio ieri, e c'è stato il primo concerto, e ho capito che senza musica mi ingrigisco, senza praticarla intendo. Per cui da oggi in poi tornerò a dedicarmici con l'amore che merita.
Ieri c'è stata anche una lunga meditazione, il "prete" che ci guidava ha detto una serie di cose che a suo tempo dissi tali e quali (incredibile) a una persona a me cara, veramente mi sembrava di parlare per bocca sua. Forse ci sono concetti che si comprendono solo nella preghiera, e per questo che siamo arrivati alle stesse riflessioni e conclusioni.
Insomma, per me una giornata da ricordare, tanta positività dopo qualche anno di questioni negative. E' iniziato un nuovo anno (per chi crede, l'anno inizia con l'Avvento), a breve inizierà quello solare, e chissà che questo Natale non sia tale di nome e di fatto, come sempre tutti ci auguriamo.

Tra oggi e domani

In questi giorni, per una serie di motivazioni, mi sono trovata a leggere di sociologia, psicanalisi, filosofia, in una declinazione pertinente al disagio dell'uomo contemporaneo conseguente alla precarietà di vita. E ho scoperto una cosa su cui non avevo mai riflettuto: pensando di essere libera nel mio lavoro artistico, mi trovo in realtà a essere nel general intellect fino al collo. Insomma, come la si giri, sembra proprio che da questo sistema non vi sia scampo. Il capitalismo fagocita anche la libertà apparente.
Poco male, me ne farò una ragione, in fondo faccio più o meno quello che voglio fare (dico più o meno perché per far tutto mi occorrerebbero giornate di 72 ore).
Tuttavia queste letture e le conseguenti riflessioni si sono accavallate con un breve viaggio (o forse sarebbe meglio dire: tournée, visto tutte le città che ho girato in pochissimi giorni) in cui ho avuto una panoramica di tutto il disagio esistenziale post-moderno. Ci sono cose che mi colpiscono molto. Ad esempio, non riesco a non dormandarmi come mai tanti giovani sopravvivano più che vivere. Ok, c'è la crisi, è difficile trovare lavoro, ok. Ma mi riferisco ad altro. Non ci sono aspettative...ma non perchè mancano - sì, è vero, mancano, lo ripeteremo all'infinito - ma non ce le si pone nemmeno. Vedo gente che a cavallo tra i 26 e i 36 anni vive meno che alla giornata. Cerca di tirare su quello che può, talvolta anche con mezzi discutibili. Ma fino a che non si concludono le 24 ore. Domani è un altro giorno e si vedrà.
E ancora, di nuovo, lo sappiamo che il lavoro scarseggia. Ma secondo me non è questo. Non è la mancanza di lavoro che ha tarpato le ali. Perché se si passa la serata a parlare di droga, a chiedere se "fumi joint", a parlare di quante bevande alcoliche hai bevuto, a riempire la stanza di fumo di sigarette, e il tuo pensiero più elevato è il cibo, c'è qualcosa che non va. Non è la mancanza di lavoro, è la mancanza d'anima.
Mi sono intossicata fisicamente per via del fumo, ma non solo. Non riesco proprio a capire come sia possibile non avere non dico aspettative, ma aspirazioni più alte, e non parlo del lavoro perché non esiste un lavoro alto e uno basso, mi riferisco proprio al modo di vivere. Non credo che queste persone cambierebbero modo di vivere se avessero un lavoro. Anzi, dissiperebbero il loro stipendio (chi ce l'ha, già lo fa) in sciocchezze.
Eppure l'uomo è così pieno di risorse creative, basterebbe metterle in campo, ma perché si vive così sottotono?
Non parlo dallo scranno di chi ha sicurezze. Faccio parte anch'io della generazione dei senza domani. Ma appunto, se non c'è un domani, perchè sciupare l'oggi tra bassezze e meschinità?
Se abbiamo solo l'oggi da vivere, allora dobbiamo renderlo bellissimo. E se scoprissimo di avere anche un domani, ringrazieremo di averlo fatto.

Ho citato questo post senza ancora pubblicarlo :P

Una volta un tale mi ha detto: "Io in Erasmus ero fidanzato con una vera artista".
Così gli ho domandato cosa significasse "una vera artista".
E lui mi ha risposto: "Una che faceva le mostre".
Ah...quindi questa è la discriminante :) Ma che...mostruosità dici?!?
Mi aspettavo qualcosa tipo: "Una che creava le cose con il cuore", "Una che racconta la propria anima, il proprio mondo"...non è che fare mostre sia sbagliato in sé, anzi...è la superficialità con cui viene classificato "l'artista" che mi lascia sempre un po' interdetta.
Recentemente parlavo con una cara amica di qualcosa di attinente. Le ho fatto vedere un disegno...ero stata molto contenta perché la persona per cui l'avevo fatto aveva apprezzato. Mi sono sentita felice, perché quando uno fa qualcosa con amore (sì, lo so che parlo sempre d'amore, lo so che ho rotto i cocomeri con questa parola, ok, ma il bello di un blog è che uno può blaterare quanto vuole di questa e altre amenità senza dar fastidio a nessuno), dicevo, quando uno fa qualcosa con amore (in senso lato, sempre in senso lato) e vede che quella piccola scintilla è arrivata a destinazione..bé...penso sia una delle sensazioni più belle.

Il biglietto vincente

Insomma, i casi.
Sempre che il caso esista...
Per me non esiste...
ma è un discorso filosofico...e fisicoquantistico...che ora non ha senso affrontare.
Più che altro, mi sto accorgendo di come la scelta che sembra sbagliata a volte sia quella giusta, e viceversa. E allora, tanto vale scegliere alla cieca...almeno in certe situazioni...affidandosi a Lassù.
L'altro giorno inveivo contro il sito di Trenitalia che mi aveva fatto perdere un biglietto economico (in realtà era colpa mia, che non avevo letto alcune cose, ma tanto Trenitalia fa tanti di quei casini che non la si accusa mai ingiustamente), e a malincuore ho dovuto acquistare quello a prezzo pieno. E invece...Su quel treno, nel mio stesso scompartimento, c'era una persona che per quanti vi sono entrati in contatto quel pomeriggio ha costituito una benedizione. Io forse sono stata fortunata ad incontrarla perchè è da tempo che ho il desiderio di tornare a coltivare una mia passione, e può darsi che grazie a questa persona vi possa riuscire.
Poi nello scompartimento è entrata una ragazza che si era appena lasciata col fidanzato e si è sfogata, fra racconti e lacrime, con noi perfetti sconosciuti. E sempre quella persona forse per me fortunata le ha detto l'unica cosa sensata che si possa dire a qualcuno in questi casi.
Sembrava messa lì apposta per noi. Incredibile.
Piccolo aneddoto meno trascendente...su quel treno c'era anche un mio cugino, figlio proprio dello zio che doveva venire a prendermi in stazione (i casi!).
Eh si, un viaggio che penso ricorderò a lungo.
E tutto per un biglietto che non volevo e non avrei dovuto acquistare.