L'amore non è un dovere
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ars
on domenica 14 febbraio 2016
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E' San Valentino e ho sentito dire a diverse donne che si aspettano un regalo o un fiore "perché è l'uomo che deve farlo". Condivido che la cavalleria sia una bella cosa, soprattutto in questi tempi di post-emancipazione e maschi che preferiscono maschi, ma non è che "l'uomo DEVE farlo". Uno fa quello che si sente. Se lui non lo sente, pensateci. Un motivo ci sarà. D'altra parte, se voi femminucce lo sentite, fatelo. Potete regalarlo anche voi, un fiore, un cioccolatino fondente. Così, gratuitamente. E lo dico io che sono una principessina in questo genere di cose, parecchio "conservatrice"...Non mi metterei mai a corteggiare uno, per dire. Però per esprimere affetto non dovrebbero esistere schemi. L'amore è una cosa reciproca!
Speranza
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ars
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Ho sentito di una coppia che sta insieme da 70 anni, fidanzatasi al tempo della guerra. Fidanzarsi durante la guerra, forse ancor più di quei 70 anni, è la dimostrazione che l'amore è più forte di ogni morte.
Fermarsi all'improvviso
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ars
on martedì 9 febbraio 2016
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Capitano momenti in cui la vita ci ferma. Nonostante tutto quello che abbiamo da fare, lei dice: "No, adesso vai in panchina", come il più incomprensibile dei coach. Nonostante tu abbia bisogno, estremo bisogno, di non fermarti, perché devi potare un sacco di rami secchi dal tuo giardino. E ti ferma nel più tragicomico e surreale dei modi, nel momento in cui hai realizzato qualcosa per cui hai lavorato a lungo, e sembra che tutto quel lavoro, tutto quell'impegno, ti abbia dovuto condurre proprio e solo lì. Allo stop. Senza se e senza ma. Altro che Dioincidenze...
Poi succede anche che dopo tanto aver pregato e cercato luce ti risolvi a contraddire se non l'unica, una delle poche cose che costituiscono i grandi e fermi "non lo farò mai" della tua vita. E anche qui, senza una motivazione apparente. Spogliarsi totalmente e senza un perché. Anche questo è Amore. Anche questo è Coraggio. Amore e Coraggio che non vede nessuno, nemmeno tu. Forse solo Lui.
Sono momenti in cui la pioggia sarebbe lo sfondo ideale. Il suo ticchettio, la giusta colonna sonora. E invece splende il Sole. Splende, anche se è notte. Silenzioso e maestoso.
Mentre sei improvvisamente fermo, e comprendi nel tuo piccolo dolore quello grande di chi deve passare l'esistenza terrena tutta a non muoversi, e come non tutto sia realmente collegato come causa ed effetto, perché nella vita accade l'imponderabile, generalmente succede che si è portati a fare bilanci, ad avere prese di coscienza importanti.
Oppure di trovarsi in una sala d'attesa dilatata come in un gioco di specchi che si fronteggiano, all'infinito. E vorresti fermarti, sì, ma nel bosco, vorresti vedere le stelle, come ogni sera prima di andare a dormire, quelle piccole, grandi consolazioni lucenti appese al cielo.
Chissà, forse è solo una Quaresima iniziata un po' in anticipo.
Poi arriverà la primavera. Arriverà la Pasqua, arriverà maggio e sarà ancora tutto pieno di calore e profumi. Si svuoteranno forse quelle tasche piene di perché senza risposta, o forse no. Non avrà importanza, o magari sì.
Poi succede anche che dopo tanto aver pregato e cercato luce ti risolvi a contraddire se non l'unica, una delle poche cose che costituiscono i grandi e fermi "non lo farò mai" della tua vita. E anche qui, senza una motivazione apparente. Spogliarsi totalmente e senza un perché. Anche questo è Amore. Anche questo è Coraggio. Amore e Coraggio che non vede nessuno, nemmeno tu. Forse solo Lui.
Sono momenti in cui la pioggia sarebbe lo sfondo ideale. Il suo ticchettio, la giusta colonna sonora. E invece splende il Sole. Splende, anche se è notte. Silenzioso e maestoso.
Mentre sei improvvisamente fermo, e comprendi nel tuo piccolo dolore quello grande di chi deve passare l'esistenza terrena tutta a non muoversi, e come non tutto sia realmente collegato come causa ed effetto, perché nella vita accade l'imponderabile, generalmente succede che si è portati a fare bilanci, ad avere prese di coscienza importanti.
Oppure di trovarsi in una sala d'attesa dilatata come in un gioco di specchi che si fronteggiano, all'infinito. E vorresti fermarti, sì, ma nel bosco, vorresti vedere le stelle, come ogni sera prima di andare a dormire, quelle piccole, grandi consolazioni lucenti appese al cielo.
Chissà, forse è solo una Quaresima iniziata un po' in anticipo.
Poi arriverà la primavera. Arriverà la Pasqua, arriverà maggio e sarà ancora tutto pieno di calore e profumi. Si svuoteranno forse quelle tasche piene di perché senza risposta, o forse no. Non avrà importanza, o magari sì.
Onestà
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ars
on lunedì 8 febbraio 2016
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- Che tu sia così radicale me lo ricordavo...
- Non sono radicale, sono onesta. E nell'onestà non ci sono mezze misure!
#aforismariowhatsapp
- Non sono radicale, sono onesta. E nell'onestà non ci sono mezze misure!
#aforismariowhatsapp
O sei violento o sei umano
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ars
on venerdì 5 febbraio 2016
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Per una serie di sfortunati eventi anche una paziente come me ha delle giornate di estremo scazzo. Oggi è una di quelle al 70%. Che ha raggiunto il 100% quando ho visto al tg2 come fanno il fois gras...hanno fatto vedere un bruto che ha preso una papera e le ha infilato un imbuto nel becco. Ma dico...ma anche se uno proprio non ci arriva a capire che le creature, tutte quante, soffrono, occorre essere animalisti per capire che il punto è che finché esistono uomini che commettono atti di barbarie come questo o come macellare o come violentare, non conta su chi lo fai, uomo, animale o pianta, è sintomo di una società parecchio arretrata e balorda? Stica...voli a chi dice che i vegani devono rispettare chi non la pensa come loro. Siete voi che dovete opporvi a male e violenza in qualsiasi forma avvengano! Non è questione di vegani...è questione di umani!!! U M A N I !!!! Personalmente non "sono" "vegana", sono solo una persona che segue una dieta vegana per motivi etici per la mia specie e per tutte le specie. Che stupidaggine aver trovato l'ennesimo modo per dividersi in fazioni...stavolta vegani vs onnivori...invece dovremmo essere tutti compatti...uomini a favore di uomini, di animali, del creato! Uomini vs violenza! Sennò cavolo tenetevela questa società piena di schifo con tanti buonismi vomitevoli! Mi dissocio. Per l'ennesima volta. Mi dissocio.
La sconcertante banalità
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ars
on giovedì 14 gennaio 2016
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Le notizie di questi ultimi giorni mi stanno lasciando profondamente perplessa. Siamo tutti con le vittime, ma probabilmente vittime anche (non voglio dire di sé stesse sennò si alza un polverone) di un (mal) modo di vivere ormai talmente diffuso da risultare normale.
E invece di normale non c'è niente.
Non è normale morire a 35 anni perché si viene uccise da uno sconosciuto con cui si è "passata" la notte. Ma a monte, non è normale passare la notte con uno sconosciuto.
Non è normale morire di aborto a 19 anni. Ma a monte, non è normale abortire perché si prende una medicina dermatologica (anche se avrei messo il punto dopo abortire, per quanto mi riguarda).
Non è normale che uno contagi un sacco di gente sapendo di avere l'HIV. Ma a monte, non è normale che si possa andare con una persona di cui a stento si sa il nome!
Grazie a Dio sono abbastanza incosciente da non preoccuparmi di sentirmi esclusa dalla normalità sociale, soprattutto quando quella "normalità" non rispecchia affatto quel che ritengo normale io.
La gente grida allo scandalo sul bigottismo della Chiesa sulla questione prematrimoniale. A parte che non è una cosa della Chiesa cattolica, ma anche di altre religioni. C'è chi dice che è questione di maschilismo, di possesso e sottomissione della donna che non può essere libera ecc.
Non so, io lo chiamo buonsenso. Non ne faccio una questione morale (per quanto mi riguarda questa parola conserva un senso importante ma capisco che possa non essere terreno di dialogo comune) e nemmeno di religione, ma di banale necessità di tornare ad avere rispetto del proprio e altrui corpo, della vita, della dignità e della preziosità di ciascuno.
Evidentemente c'è proprio un'urgenza di tornare a capire che c'è un tempo per ogni cosa, e un tipo di relazione per ogni cosa. E' stato tutto così banalizzato, persino le cose più belle e, di contro, persino il male; è stata così banalizzata la vita, che la si può perdere in maniera assolutamente sconcertante.
Una volta esisteva il concetto che per arrivare ad avere una relazione intima con qualcuno ci si doveva sposare. Poi lo sappiamo, le brutture avvenivano comunque, gli aborti clandestini c'erano comunque...ma c'era un dissenso sociale intorno a certe cose. Oggi non solo avvengono, ma avvengono alla luce del sole e mi domando come possa essere meglio. E' stato solo un dire: "Ok, queste cose esistono, invece di sradicarle, invece di educare le persone e soprattutto i più giovani ad avere un senso della vita che sappia di verità, giustizia e bellezza, legalizziamo tutto, permettiamo tutto, rendiamo tutto assolutamente lecito e normale". Questo, è stato fatto, altro che libertà.
Relazionarsi con le persone secondo la giustizia che il legame che abbiamo con esse ci impone, non è una formalità o uno stile di vita retrò o bacchettone. Una persona la si deve conoscere, nella sua completezza, nella sua profondità, nelle sue contraddizioni, per sceglierla consapevolmente e farsi consapevolmente dono reciproco. Non si può essere tanto superficiali prima per poi piangere dopo.
Continuo e continuerò sempre a pensare, qualsiasi svolta possa mai prendere la mia esistenza, qualsiasi persona mai io possa diventare, che quel messaggio di purezza che sempre il Vangelo ci propone non è un bigottismo fine a sé stesso, ma un messaggio di gioia e vera pace. Imparare a crescere nella purezza di cuore, di vita, di intenzioni, è liberante, molto più di tutte queste chimere che soggiogano alla schiavitù di una morte che purtroppo, in alcuni casi, non è nemmeno solo figurata o spirituale, ma tremendamente concreta.
E invece di normale non c'è niente.
Non è normale morire a 35 anni perché si viene uccise da uno sconosciuto con cui si è "passata" la notte. Ma a monte, non è normale passare la notte con uno sconosciuto.
Non è normale morire di aborto a 19 anni. Ma a monte, non è normale abortire perché si prende una medicina dermatologica (anche se avrei messo il punto dopo abortire, per quanto mi riguarda).
Non è normale che uno contagi un sacco di gente sapendo di avere l'HIV. Ma a monte, non è normale che si possa andare con una persona di cui a stento si sa il nome!
Grazie a Dio sono abbastanza incosciente da non preoccuparmi di sentirmi esclusa dalla normalità sociale, soprattutto quando quella "normalità" non rispecchia affatto quel che ritengo normale io.
La gente grida allo scandalo sul bigottismo della Chiesa sulla questione prematrimoniale. A parte che non è una cosa della Chiesa cattolica, ma anche di altre religioni. C'è chi dice che è questione di maschilismo, di possesso e sottomissione della donna che non può essere libera ecc.
Non so, io lo chiamo buonsenso. Non ne faccio una questione morale (per quanto mi riguarda questa parola conserva un senso importante ma capisco che possa non essere terreno di dialogo comune) e nemmeno di religione, ma di banale necessità di tornare ad avere rispetto del proprio e altrui corpo, della vita, della dignità e della preziosità di ciascuno.
Evidentemente c'è proprio un'urgenza di tornare a capire che c'è un tempo per ogni cosa, e un tipo di relazione per ogni cosa. E' stato tutto così banalizzato, persino le cose più belle e, di contro, persino il male; è stata così banalizzata la vita, che la si può perdere in maniera assolutamente sconcertante.
Una volta esisteva il concetto che per arrivare ad avere una relazione intima con qualcuno ci si doveva sposare. Poi lo sappiamo, le brutture avvenivano comunque, gli aborti clandestini c'erano comunque...ma c'era un dissenso sociale intorno a certe cose. Oggi non solo avvengono, ma avvengono alla luce del sole e mi domando come possa essere meglio. E' stato solo un dire: "Ok, queste cose esistono, invece di sradicarle, invece di educare le persone e soprattutto i più giovani ad avere un senso della vita che sappia di verità, giustizia e bellezza, legalizziamo tutto, permettiamo tutto, rendiamo tutto assolutamente lecito e normale". Questo, è stato fatto, altro che libertà.
Relazionarsi con le persone secondo la giustizia che il legame che abbiamo con esse ci impone, non è una formalità o uno stile di vita retrò o bacchettone. Una persona la si deve conoscere, nella sua completezza, nella sua profondità, nelle sue contraddizioni, per sceglierla consapevolmente e farsi consapevolmente dono reciproco. Non si può essere tanto superficiali prima per poi piangere dopo.
Continuo e continuerò sempre a pensare, qualsiasi svolta possa mai prendere la mia esistenza, qualsiasi persona mai io possa diventare, che quel messaggio di purezza che sempre il Vangelo ci propone non è un bigottismo fine a sé stesso, ma un messaggio di gioia e vera pace. Imparare a crescere nella purezza di cuore, di vita, di intenzioni, è liberante, molto più di tutte queste chimere che soggiogano alla schiavitù di una morte che purtroppo, in alcuni casi, non è nemmeno solo figurata o spirituale, ma tremendamente concreta.
Giacarta, Beirut o Parigi?
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ars
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Oggi non siamo tutti indonesiani?
Non è una provocazione.
Voglio solo ricordare che quanti hanno gridato allo scandalo perché non si parlava dei libanesi nei giorni di Parigi, oggi quasi non degnano di nota la notizia di questi morti. E sì che i morti poi diciamo che non hanno bandiera.
E' così. Siamo umani, accettiamolo. L'aver messo una bandiera francese sulla propria pagina non ha sminuito la gravità e l'importanza di quanto avvenuto in Libano il 12 novembre, ma è psicologicamente ovvio che Parigi abbia scosso maggiormente di Beirut. Il paradosso è che non ci tocca Giacarta, che invece ha una certa storia di democrazia alle spalle. E sapete perché? Perché è lontana, perché non è a casa nostra!
Basta quindi col fare ideologie...Quel che è vicino ci tocca di più, qualsiasi cosa ci tocca in maniera direttamente proporzionale alla distanza. Le notizie viaggiano così, a dimostrazione che i libanesi non valevano meno dei parigini.
O forse a dimostrazione che non è questione di essere libanesi o indonesiani, ma che noi abbiamo una prospettiva occidentalocentrica e in base a questa filtriamo le notizie.
In ogni caso, mi aspettavo che le tante voci fuori dal coro di allora oggi facessero lo stesso con le persone morte nel centro di Giacarta perché i terroristi volevano imitare Parigi.
Non è allora che la colpa di questi due pesi e due misure sia nel dover a tutti i costi ideologizzare ogni cosa?
E magari se ci liberassimo delle ideologie, anche di quelle nascoste, quelle che ci fanno sentire o apparire fighi e impegnati, resterebbe molta più verità, e molta più fratellanza nei rapporti umani...visto che sono proprio le ideologie che stanno mandando a pezzi il mondo.
Non serve fare gli impegnati su FB se poi non ci si impegna concretamente nell'abbattere questi mostri e, anzi, magari inconsapevolmente li si alimenta.
Non abbiamo bisogno di ideologie, ma di idee.
Non è una provocazione.
Voglio solo ricordare che quanti hanno gridato allo scandalo perché non si parlava dei libanesi nei giorni di Parigi, oggi quasi non degnano di nota la notizia di questi morti. E sì che i morti poi diciamo che non hanno bandiera.
E' così. Siamo umani, accettiamolo. L'aver messo una bandiera francese sulla propria pagina non ha sminuito la gravità e l'importanza di quanto avvenuto in Libano il 12 novembre, ma è psicologicamente ovvio che Parigi abbia scosso maggiormente di Beirut. Il paradosso è che non ci tocca Giacarta, che invece ha una certa storia di democrazia alle spalle. E sapete perché? Perché è lontana, perché non è a casa nostra!
Basta quindi col fare ideologie...Quel che è vicino ci tocca di più, qualsiasi cosa ci tocca in maniera direttamente proporzionale alla distanza. Le notizie viaggiano così, a dimostrazione che i libanesi non valevano meno dei parigini.
O forse a dimostrazione che non è questione di essere libanesi o indonesiani, ma che noi abbiamo una prospettiva occidentalocentrica e in base a questa filtriamo le notizie.
In ogni caso, mi aspettavo che le tante voci fuori dal coro di allora oggi facessero lo stesso con le persone morte nel centro di Giacarta perché i terroristi volevano imitare Parigi.
Non è allora che la colpa di questi due pesi e due misure sia nel dover a tutti i costi ideologizzare ogni cosa?
E magari se ci liberassimo delle ideologie, anche di quelle nascoste, quelle che ci fanno sentire o apparire fighi e impegnati, resterebbe molta più verità, e molta più fratellanza nei rapporti umani...visto che sono proprio le ideologie che stanno mandando a pezzi il mondo.
Non serve fare gli impegnati su FB se poi non ci si impegna concretamente nell'abbattere questi mostri e, anzi, magari inconsapevolmente li si alimenta.
Non abbiamo bisogno di ideologie, ma di idee.